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l’era del corpo
San Michele aveva un gallo di limone e di bambù
e spiegagli tu che dove cresce l’erba cresce pane a volontà.
Ma non ti illudere, non durerà, si sbriciolerà
e ogni maschera che ride un Pierrot diventerà, e poi sparirà.
E un vino caldo da eroi
Suona un preludio di muscoli e tendini.
- chi fa niente con furore, chi fa a meno di dormire
- tu cammina ad occhi chiusi,
stai in silenzio ad ascoltare
il rumore nelle vene, ascoltati il sangue pulsare,
senti il tuo tempo, mani vuote dopo un momento di pena.
Scegliere le parole con le mani,
ridere poi con tanta serietà
da disturbare il sonno degli umani.
Ahi quanta fame per arrivare fin qui, quanta follia;
il tuo corpo sa ciò che è bene per sé meglio di te.
Sangue e sudore, la pelle il tuo odore,
la via che da qui seguirai:
non ti voltare, va’ avanti ora che sei entrato
finalmente nell’era del corpo,
sei entrato fisicamente nell’era del corpo.
In questo tempo di falsa anarchia
e grande isteria,
che ti svegli alla mattina
e non sai più come ti chiamavi il giorno prima...
Scegliere le parole con le mani (...)
(...) prendi in tuo vento alla foce, apri il fiume e vedrai
senza avidità, nel cielo la luce del Sud.
Il dolore di un parto di guerra, la parola dell’utopia,
il lamento degli ultimi gabbiani, il silenzio dei cani.
In sogno vuoi tatuare il tuo corpo
coi segni indelebili della follia
- seminari di rime assurde e un vento africano.
Pareti di calce bianca
c’è crepe nel muro ma non c’è ombra
in sogno una porta apre una mano
e asciuga nel buio le radici affilate del grano.
L’unica cosa che conta è pestare queste assi di legno,
essere certi che il tempo di cui hai bisogno
non è fuori, ma dentro di te.