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la notte a babilonia
Le tue mani
sono alberi strappati da giardini di cemento
dove non cresce più
altro che noia e jeans fuori moda,
povere maschere
che aspettano il carnevale e sorridono
quando per via passa il carro di madonna Vanità
- è in festa la sua tribù.
Dimmi se sei
luna fra gli alberi tu
dimmi se sei
la parola aggrappata ad un filo di voce..
Verso sera
la montagna scende al piano tra la morte e la fortuna,
e ricompaiono vecchi compagni, amici perduti
persi per strada ormai, come coriandoli,
senza più la fortuna di credere a
un futuro possibile.
E poi, e poi sangue di vetro ormai,
sorrisi ad incastro, e poi
rosso è il tuo nome
scritto sulla pelle,
e sulla pelle hai tatuati l’angoscia e il dolore, l’attesa e l’urlo.